Fara Gera D’Adda

Fara Gera d’Adda

ovvero Fara ‘nelle ghiaie dell’Adda’: l’appellativo ben indica la posizione geografica di Fara, che sorge lungo la riva sinistra del fiume Adda, tra i comuni di Canonica, Treviglio e Cassano, e  la sua storia, infatti Fara è un termine di origine longobarda a testimonianza dell’antica formazione del Comune.

Il fiume Adda lambisce il centro storico di Fara, dove si trovano monumenti ricchi di storia e di fascino: la Basilica Autarena, risalente all’epoca longobarda; la chiesa parrocchiale, ubicata dove anticamente sorgeva il castello di Fara; il palazzo del Comune; la denominata ‘Casa Campi’ e l’ex Palazzo dei Vescovi, oggi sede del Centro Socio-Culturale. A pochi passi dai monumenti architettonici vi è un monumento ambientale, il fiume Adda, attraversabile grazie al ponte in ferro che collega il centro storico di Fara con il comune di Cassano, passando attraverso Groppello ed una suggestiva fascia di bosco. Il fiume Adda per Fara è stato fonte di benessere e prosperità, come testimonia la presenza del Linificio Canapificio Nazionale, e come testimoniano anche i corsi d’acqua che attraversano le sue campagne, dove sono ubicate notevoli cascine, tra cui la cascina S. Andrea che domina il paesaggio tra Fara e Treviglio, in prossimità dell’antica costa del fiume.

A differenza di tanti comuni della provincia di Bergamo, le cui origini sono oscure e spesso si perdono nella notte dei tempi, l’origine di Fara è facilmente ricostruibile, così come lo è la sua storia, ricca di documentazione e testimonianze. Un agglomerato urbano di cospicue dimensioni e di rilevante importanza politica era presente a Fara nel VI secolo d.C, epoca della dominazione longobarda in Italia: il nome Fara deriva dall’omonimo termine longobardo che significa ‘famiglia’, da leggersi in senso più esteso come ‘minima unità amministrativa’. A Fara si insediò con il suo palazzo Autari, re dei Longobardi dal 584 al 590 e marito della regina Teodolinda. Autari scelse questa zona perchè qui vi era già un precedente insediamento, come si è rilevato dai recenti scavi archeologici: si trattava probabilmente di una delle ville romane che sorgevano nella località Pons Aureoli, cioè del Ponte di Aureolo, punto di attraversamento del fiume Adda in epoca romana, collocato sulla via militaris Milano-Bergamo-Aquileia. Autari, che nomina il sito Fara Authari Regis, adatta le strutture della basilica romana presente a basilica ariana dedicata a Sant’Alessandro, oggi conosciuta come Basilica Autarena, i cui resti sono visibili in piazza Roma, dove sorge l’oratorio di Santa Felicita. Incerta la posizione del palazzo del re, che recenti verifiche archeologiche tendono a collocare poco più a nord della Basilica Autarena, nelle aree attualmente occupate dai capannoni del Linificio.

Nel 670 S.Giovanni vescovo di Bergamo converte al cattolicesimo re Grimaldo, il quale, in segno di gratitudine, gli dona Fara con i suoi terreni. Nei secoli successivi Fara viene più volte saccheggiata, sottratta e poi resa al vescovo di Bergamo, finchè, dopo la distruzione operata dalle truppe di Berengario nel 875, Carlo il Grosso la restituisce definitivamente al vescovo bergamasco con bolla imperiale. La devastazione operata da Berengario fu tale che il vescovo Adalberto decise di costruirvi un castello e cingere il nucleo abitato con mura e fossato: il castello si trovava nell’isolato attualmente occupato dalla chiesa parrocchiale, dove permane il toponimo ‘castello’; le mura ed il fossato erano ubicate lungo il perimetro dell’attuale centro storico, rintracciabile nelle attuali via Mazzini, via Circonvallazione e via Pirotta.

Nel 1160 Fara è assediata e distrutta dalle truppe di Federico Barbarossa che, oltre a recare grave danno alle persone, demolisce il castello e parte delle fortificazioni urbane. Non sappiamo con quali modalità le opere difensive vennero riparate, sicuramente esistevano ancora nel secolo XV, quando le troviamo citate insieme alle tre porte, ubicate presso il fiume (tra via Reseghetti e via Pirrotta); in direzione sud (tra via Pirotta e via Longobardica) ed in direzione est (tra via Mazzini e via Longobardica).

Nella seconda metà del secolo XV anche Fara, come le altre terre della Gera d’Adda, viene assegnata al Ducato di Milano, ma ne costituisce un’eccezione, essendo rimasta feudo del vescovo di Bergamo; questa anomala situazione viene risolta nel 1525, quando Fara viene tolta al vescovo bergamasco e diviene possesso di Gian Paolo Sforza, entrando nel Marchesato di Caravaggio, sotto il cui dominio permane fino alla fine del secolo XVIII. Fatti salienti dei secoli XV e XVI da segnalare sono la realizzazione della roggia Vailata, risalente al 1474, che, con l’acqua proveniente dall’Adda, irriga i terreni di Fara, Casirate, Calvenzano e Vailate; la realizzazione della roggia Melzi, risalente al 1477, che prende l’acqua dal fiume Brembo e bagna i terreni a sud di Fara, già proprietà della famiglia Melzi; la costituzione del comune Massari de’ Melzi, avvenuta nel 1580, che comprendeva i possedimenti Melzi posti nell’attuale frazione Badalasca e limitrofi. Storicamente rilevante è l’insediamento, nel 1870, dello stabilimento tessile realizzato da Andrea Ponti, poi divenuto Linificio Canapificio Nazionale, tutt’ora presente ed in parte attivo a Fara.