Boltiere

Boltiere

L’abitato di Boltiere è attraversato dalla Strada Statale n.525, che collega Bergamo con Milano: la particolare posizione ha contribuito a trasformare il Comune da centro prevalentemente agricolo a centro industriale e terziario, con forte sviluppo residenziale. I nuovi quartieri sorgono intorno al nucleo storico di Boltiere, dove sono raccolte le testimonianze d’arte più interessanti: la chiesa parrocchiale, la chiesa della Madonna di Lourdes, la torre dell’ex acquedotto e l’antica chiesa dell’Immacolata, contigua a cortili che conservano ancora oggi i caratteri storici antichi.

Incerta l’origine di Boltiere, che comunque esisteva già in epoca longobarda, come testimonia la cronaca secondo cui nel 691 Cuniberto, re dei longobardi, fece erigere una chiesa dedicata a San Giorgio, a ringraziamento per la vittoria riportata su Alachi, duca di Trento e di Brescia. L’antica chiesa, che ricompare in documenti del secolo XIII e che venne eretta a parrocchiale nel secolo XVI, si trovava all’interno della cinta difensiva di Boltiere, il cui perimetri si estendeva lungo le attuali piazze Giovanni XXIII, Caduti della Libertà e Italia. Il recinto fortificato venne realizzato nell’Alto Medioevo ed era costituito da muro e fossato; all’interno del recinto, denominato da alcuni storiografi ‘castello’, era presente una torre, la cui base è ancora visibile in piazza dei Caduti della Libertà, dietro l’abside della chiesa parrocchiale. Il ‘castello’ di Boltiere fu teatro delle lotte tra guelfi e ghibellini;  tra gli assedi più consistenti la storia riporta quello del 1405 condotto ad opera dei Colleoni, guelfi di Trezzo.

Nel secolo XV, Boltiere entra a far parte della Repubblica di Venezia, venendosi così a trovare in prossimità del confine di Stato, costituito dal Fosso Bergamasco. La cinta difensiva di Boltiere era ancora esistente nel secolo XVI, benchè a quest’epoca fosse già in parte in rovina. Nel secolo XIX Boltiere era un centro agricolo che poteva contare, oltre che sulla produzione di grani e sulle rendite dei gelsi, anche sulla legna fornita dai boschi che si estendevano lungo le rive del fiume Brembo; sempre nel secolo XIX viene menzionato lo stabilimento di cascami e seta, dotato di una ‘forza motrice a vapore di 28 cavalli ed una ruota idraulica di 30 cavalli, che danno moto a 32 macchine circolari’ ed i cui prodotti venivano esportati a Lione e Basilea.