Museo del Territorio “La Fabbrica sul Viale” di Verdello

Museo del Territorio “La Fabbrica sul Viale” di Verdello

Oggetti e attrezzi del lavoro agricolo, ma anche arredi domestici, giocattoli, mobili e anche attrezzi usati dagli artigiani. Andrea Baraldini, un agricoltore di origini mantovane, trasferitosi da giovane nella provincia di Bergamo iniziò, negli anni Ottanta, a raccogliere tutto ciò che riguardava il complesso e affascinante mondo contadino.

Nell’arco di un ventennio, grazie alla sua pazienza e perseveranza, quel signore ormai nonno raccolse oltre duemila pezzi; tanti da convincere l’amministrazione a individuare un idoneo contenitore, in cui raccogliere il materiale per consentire alla popolazione di conoscerlo.

Fu acquisita una fabbrica dismessa, lungo il viale di ingresso al paese, che opportunamente ristrutturata è oggi la sede del Museo del Territorio.

L’idea di farne un Museo del territorio, e non solo del lavoro contadino e artigiano, è scaturita dal reperimento di alcuni pezzi archeologici, preziosa testimonianza dei primi insediamenti nella zona circostante, per i quali è previsto l’allestimento di una stanza in cui sarà ricostruito l’ambiente di vita locale in età pre-romana.

I pezzi esposti sono stati organizzati per sezioni o stanze, ciascuna delle quali è corredata da pannelli illustrativi che spiegano come si lavorava e si viveva.

Il lavoro nei campi e nell’aia

Alla base del lavoro contadino stava il suo rapporto con un ambiente naturale specifico, caratterizzato da una propria morfologia, idrografia, da elementi climatici particolari.

Questi fattori condizionavano la scelta delle colture possibili, ma anche il tipo di attrezzi da impiegare e, dunque, in ultima analisi, le modalità stesse del lavoro e della vita dei contadini.

Alla fatica nei campi seguivano operazioni che si svolgevano nell’aia: trebbiatura ed essicazione dei cereali, preparazione dei foraggi, sgranatura delle pannocchie, misurazione dei raccolti.

La stalla

Strumenti di lavoro e fornitori di materie prime quali il latte e la carne, gli animali rivestivano un ruolo di primo piano sia nella vita del contadino che negli spazi della cascina. Cavalli e bovini richiedevano attrezzature diverse, dalla ferratura alle mangiatoie, dai giochi alle spazzole per pulire il mantello dei cavalli. La stalla non era solo il ricovero degli animali, ma luogo di ritrovo collettivo nelle fredde sere invernali, luogo del racconto e della memoria contadina.

Il pane

Lo si prepara nelle cascine con i cereali coltivati, da cui si ottenevano le farine con cui si faceva quasi sempre un pane di mistura, mescolando per esempio farina bianca di frumento e gialla di granoturco.

La carne

Nelle cascine della pianura bergamasca si allevano soprattutto bovini e suini, alla cui macellazione provvedevano spesso gli stessi contadini che, nel caso dei maiali, ne lavoravano le carni con l’aiuto di un norcino.

Il latte

Fino al Novecento, il settore lattiero-caseario bergamasco restò per lo più confinato nella regione di montagna, ma i pezzi raccolti permettono di ricostruire anche questa fase del lavoro contadino, dalla mungitura alla trasformazione del latte in burro e formaggi, che era pur sempre presente nell’alta pianura bergamasca.

Il vino

I vigneti di pianura si impoverirono progressivamente nel corso del Settecento, al sopraggiungere dei gelsi, ma la viti-vinicoltura per il fabbisogno domestico non scomparve del tutto e in autunno in molte cascine le famiglie si dedicavano a questa occupazione.

La tessitura

La trasformazine a domicilio delle fibre tessili coltivate fu sempre un’attività praticata diffusamente nelle campagne: l’allevamento ovini era accompagnato dalla tessitura della lana; chi coltiva il lino o la canapa ne lavorava almeno una parte per il fabbisogno domestico. Gli aspi, la cardatrice e altri attrezzi testimoniano questa pratica domewstica.

Calzolaio e sellaio

Nelle città disponevano di botteghe proprie, ma nelle campagne si spostavano offrendo i loro servizi a domicilio o nelle cascine. Alcuni degli attrezzi impiegati cambiavano, a seconda che gli artigiani fossero stabili o itineranti; falegname, fabbro e arrotino; anche questi mestieri sono documentati attraverso una ricca raccolta di attrezzi e strumenti.

La cucina

Era il cuore della casa, l’unico spazio riscaldato dal camino o dalla stufa. I bambini più piccoli vi imparavano a camminare, con l’aiuto di un girello o di una andarla, e gli uomini si radevano con oggetti che sono esposti in appositi bacheche, insieme a utensili e giocattoli, al mastello per il bucato.

La camera da letto

Quasi mai riscaldata e quindi con il letto matrimoniale dotato di scaldino e nella quale comparivano il catino e la brocca, poggiati su un treppiede con specchio, che sostituivano il lavandino per l’assenza dell’acqua corrente.

Oltre allo spazio chiuso, il Museo dispone di due aree esterne, di cui una coperta, nella quale hanno trovato posto i pezzi di grosse dimensioni: carri, calessi, aratri, erpici, cucina militare da campo.

La molteplicità dei materiali di epoche diverse consente di documentare anche il divenire storico del territorio, ragione per cui si è provveduto a realizzare una documentazione cartografica relativa a documenti, cabrei (insieme di inventari dei beni delle grandi amministrazioni ecclesiastiche o signorili) e catasti finalizzata alla lettura del paesaggio locale nelle sue trasformazioni successive durante gli ultimi due secoli. Grazie a donazioni e a un’opera tuttora in corso di ricerca e reperimento di fonti, il Museo è in grado di mettere a disposizione gli studenti e studiosi, una biblioteca e un’emeroteca con volumi e giornali soprattutto di storia dell’agricoltura; un archivio con documenti originali otto e novecenteschi di storia dell’agricoltura, un fondo iconografico, con fotografie che documentano la storia sociale ed economica locale e un fondo audiovisivo.

Un apposito spazio è destinato alle mostre su temi specifici che vengono allestite periodicamente per offrire, in particolare alle scolaresche, la possibilità di visitare contemporaneamente sia le mostre stesse, sia il Museo.

Una sala proiezione consente di proiettare filmati a uso didattico.

Contatti:
Viale XI Febbraio, 24049 Verdello (BG)
Telefono: 0354191415-035870234
 
Aperture: martedì-giovedì 8.30-11.30

sabato 9.30-11.30 / 14.30-17.00

Si effettuano su richiesta aperture straordinarie per visite guidate.